Un’Italia sempre meno italiana e con CDA scelti dagli americani.

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Il processo di acquisizione della Chrysler da parte della Fiat si è concluso con un cambio di nome – ora si chiama Fiat Chrysler Automobiles – un cambio di sede fiscale, guarda caso, Londra, e di sede legale ad Amsterdam. Messasi così al riparo da possibilli ritorsioni governative in caso di chiusura di stabilimenti, in Italia, prima o poi rimarranno solo i debiti probabilmente.
La preoccupazione più grande del Governo italiano è stata quella di accertarsi sul dove verranno pagate le tasse della FCA. Ovviamente di garanzie sulla futura non chiusura degli stabilimenti e dello stato occupazionale dei dipendenti della ex Fiat non si è preoccupato nessuno, a parte la Fiom.

Dopo questa “bella” notizia per il nostro paese che ha già quasi 500 marchi italiani passati in mano straniera, siamo arrivati alle prossime nomine dirigenziali per le società partecipate dello Stato Italiano. 

Le cifre sono da capogiro, la chiamano “la carica delle 501 poltrone”, 501 nomine per 76 società partecipate del ministero dell’Economia, 222 amministratori e 279 sindaci. La corsa alle potrone è già iniziata, ovviamente, dato che le nomine sono quasi tutte mirate al rinnovo dei consigli di amministrazione di aziende come Eni, Enel, Enav, Istituto Luce, Zecca dello Stato.
Fino a qui, niente di strano, è normale che i consigli di amministrazione vadano rinnovati. Il vero problema è il modo in cui viene fatto. il ministero dell’economia ha già creato un Comitato per le nomine pubbliche che, ovviamente, della parola “concorso” non sa che farsene e che valuterà le candidature, le quali devono attenersi a precise prescrizioni di competenza, professionalità e onorabilità ma, se non per concorso, come vengono selezionate le candidature?
Ebbene le candidature verrano raccolte e valutate in primo luogo da due società di selezione del personale non italiane od europee, bensì americane: la Spencer Stuart e la Korn Ferry International!
Ai politici di Regime non è bastata una Corte dei Conti che ha citato in giudizio l’agenzia di rating statunitense Standard & Poor’s per 234 miliardi di euro, in ragione di un ingiusto declassamento dell’Italia nel 2011.
Non basta lo spionaggio industriale americano della NSA, ora l’Italia mette in mano americana persino la selezione del personale dirigente dei propri consigli di amministrazione: così non ci sarà nemmeno bisogno di farlo, lo spionaggio industriale. Gli americani si saranno già pre-selezionati i loro uomini!

Nota di Giorgio Pagano, Segretario dell’associazione Radicale Esperanto.

 

 

 




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