Un punto fermo sulla virgola.

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Un punto fermo sulla virgola.

di Giovanni Nardi.

Dio ci salvi dal bacillo virgola. E ci sta bene, se a dirlo è un batteriologo che faccia riferimento al vibrione del colera. Ci sta invece meno bene, non ci convince affatto, se a pronunciarsi sia un accademico delle lettere, anche se insegna alla Columbia University, il professor John McWhorter. E che gli faccia eco un altro illustre collega, Simon Horobin, che insegna al Magdalene College di Oxford. Entrambi sostengono che quel bastoncino, quella verghetta (latino “virgula”) messa in basso accanto a una parola per indicare una pausa breve all’interno di una frase, con vincoli precisi – non va usata tra soggetto e predicato, né tra predicato e oggetto, ma con un uso molto ampio e variegato nel contesto di un discorso scritto -, sia sempre più obsoleta, e quindi fatalmente e giustamente destinata all’abolizione. I due docenti traggono le loro conclusioni dal linguaggio di Internet, che di fatto tende a ignorare questo segno grafico da messaggini, email e quant’altro ha invaso il nostro sistema di comunicazioni, senza tener conto del fatto che accanto al linguaggio allusivo e contratto dei messaggini resta quello che ci viene insegnato a scuola e che costituisce la base del nostro vivere civile, anche senza scomodar la letteratura e la poesia senza le quali la nostra esistenza sarebbe più misera.
E a proposito di poesia, mi tornano in mente alcuni versi di Gianni Rodari delle sue Filastrocche in cielo e in terra. E’ il testo intitolato “Tragedia di una virgola” che dice: “C’era una volta/ una povera virgola/ che per colpa di uno scolaro/ disattento/ capitò al posto di un punto/ dopo l’ultima parola/ del componimento. / La poverina, da sola,/ doveva reggere il peso/ di cento paroloni, / alcuni perfino con l’accento”.Lasciamo perciò la virgola al suo posto, dove l’hanno messa i grammatici, e cerchiamo altre regole per gli utenti di Internet.
(Da La Nazione, 13/2/2014).




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