Un elenco di parole italiane in disuso che dovremmo ricominciare ad usare.

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Un elenco delle parole italiane in disuso che dovremmo ricominciare ad usare.

di Simona Lorenzano. 

L’italiano è una lingua viva in costante trasformazione ed evoluzione. Giorno dopo giorno si arricchisce di nuovi termini, alcuni presi anche dal repertorio delle lingue straniere. Per far posto a questo arcipelago di neologismi , è necessario però che altre parole si facciano via via da parte, cadendo in quell’ombrosa botola dei “termini in disuso”.  Queste parole acquistano perciò un grande fascino, conferendo spesso a chi le usa un aspetto altisonante, un po’ come chi possiede i pezzi più rari di un’antica collezione d’epoca.
La lingua italiana non ha dei confini temporali nettamente definiti. A differenza delle altre lingue europee infatti, non è mai nata ufficialmente, ma si è pian piano plasmata, grazie al contributo letterario di Dante, Petrarca e Boccaccio, considerati  da tempo “i padri della lingua”.
Perle rare del linguaggio comune sono ormai alcune parole, raccolte da Hello World, che noi abbiamo proposto di qui seguito.
Sagittabondo: si riferisce ad uno “sguardo che fa innamorare”, ma la parola trae origine dal segno zodiacale sagittario.
Sciamannato: termine di origine ebraica che letteralmente sta per “disfare la manna”. Essendo la manna un dono gradito, nel suo significato più ampio “sciamannato” sta ad indicare qualcuno disordinato nell’abbigliamento e nei modi.
Stoltiloquio: sta ad indicare un discorso privo di contenuti. Termine che potrebbe essere facilmente reintrodotto nel linguaggio odierno.
Luculliano: trae origine da un noto uomo politico romano, Lucio Licinio Lucullo, che ha avuto fama di essere una persona particolarmente sfarzosa. Luculliano dunque viene utilizzato per indicare qualcosa di magnifico e raffinato.
Obnubilare: deriva dal latino. Il termine ha a che fare con il linguaggio meteorologico e ha il significato di “rannuvolare, oscurare, rendere poco chiaro”.
Lapalissiano: deriva dal nome dal capitano francese Jacques de Chabannes signore de La Palice. La parola indica qualcosa che, viste le premesse risulta molto ovvia. In realtà il significato della parola affonda le sue radici in un’ incomprensione. Alla morte di La Palice i suoi commilitoni scrissero un epitaffio: “Qui giace il signor de La Palice. Se non fosse morto, farebbe ancora invidia”. In francese tuttavia la parola “ferait” (farebbe) fu confusa con “serait” (sarebbe) e “envie” (invidia) venne letta come “en vie” (in vita). Dunque l’epitaffio fu distortamente interpretato come  “Qui giace il signor de La Palice. Se non fosse morto sarebbe ancora in vita”.
(Da catania.liveuniversity.it, 28/11/2015).

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