Spot multilingue, protesta dell’America conservatrice.

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Il caso La pubblicità della Coca-Cola andata al Super Bowl ha suscitato polemiche. Spopola l’hashtag #speakamerican. E c’è chi minaccia il boicottaggio

Spot multilingue, protesta dell’America conservatrice.

Gli ingredienti fondamentali sono quelli «classici»: uno degli inni patriottici più popolari del
Paese, «America the Beautiful», suona di sottofondo, mentre scorrono le immagini di famiglie
unite da cose semplici come un sorriso, un abbraccio, e ovviamente una Coca-Cola. La
pubblicità andata in onda domenica scorsa negli Stati Uniti durante il Super Bowl, la finale
di football americano guardata da in. milioni di spettatori, aveva però anche un sapore un
po’ diverso: la canzone veniva cantata in otto diverse lingue, incluse spagnolo e arabo, da
americani con il cappello da cowboy ma anche con l’hijab.
Questi 60 secondi di plurilinguismo sono bastati a irritare un certo numero di spettatori,
che hanno riversato le proprie proteste sui social network.
«Non ci posso credere! Un inno cristiano e americano cantato nella lingua dei terroristi», ha
twittato qualcuno. In breve tempo è nato l’hashtag #speakamerican e c`è stato chi ha ipotizzato un boicottaggio della Coca-Cola. Commentatori conservatori come Glenn Beck alla radio e Todd Starnes su Fox News hanno accusato l’azienda di «dividere l’America» tirando in ballo questioni quali la riforma dell’immigrazione e l’inglese come lingua primaria. «Se lo spot non ti piace e ti senti offeso allora ti dicono che sei razzista.
E se ti piace, invece sei progressista e favorevole all’immigrazione.
E un modo per dividerci», ha sostenuto Beck. «Non ho capito le parole – ha osservato Starnes, provocatorio -. Parlo solo inglese».
La Coca-Cola ha replicato di sperare che la pubblicità aiuti a far discutere e riflettere. Molti
altri spettatori hanno fatto notare che in questo Paese, da sempre costruito sull’immigrazione,
degli americani che guardavano il Super Bowl domenica uno su 5 parla altre lingue.
Quello che era inizialmente passato inosservato è che lo spot mostra anche la prima
coppia gay nella storia del Super Bowl: pattinano insieme alla figlia.
L’organizzazione di monitoraggio dei media sui diritti dei gay «Glaad» lo ha definito un «ottimo passo», e ora esorta Coca-Cola, sponsor dei Giochi invernali di Sochi, a mostrare nella «Russia omofoba» quanto siano «belle le famiglie gay, lesbiche, bisessuali e transgender».
E pare che anche lì andrà in onda una versione dello spot.
Viviana Mazza
(Dal Corriere della Sera, 5/2/2014).




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