Scade oggi la Consultazione UE sull’apprendimento delle lingue e sulla diversità linguistica

Posted on in Politica e lingue 35 vedi

Qui la consultazione.

COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE

Bruxelles, 13.11.2002

SEC(2002) 1234

DOCUMENTO DI LAVORO DEI SERVIZI DELLA COMMISSIONE.

PROMUOVERE L’APPRENDIMENTO DELLE LINGUE E LA DIVERSITÀ LINGUISTICA – CONSULTAZIONE.

Sommario

Premessa

1. Contesto politico

2. Questa consultazione

I. Un’Europa delle lingue – è il momento d’agire.

1. Perché è necessario agire sul fronte dell’apprendimento delle lingue

2. Gli europei sono plurilingui

3. Lingua materna più altre due lingue

II. Estendere i vantaggi dell’apprendimento delle lingue

1. Apprendimento precoce delle lingue

2. L’apprendimento delle lingue nell’insegnamento secondario/la formazione professionale

3. L’apprendimento delle lingue nell’insegnamento superiore

4. L’apprendimento delle lingue negli adulti

5. Studenti di lingue con necessità speciali

6. Gamma di lingue

III. Insegnare meglio le lingue

1. La scuola come ambiente favorevole alle lingue

2. La lezione di lingue

3. Formazione per insegnanti di lingue

4. Offerta di insegnanti di lingue

5. Formazione degli insegnanti di altre materie

6. Valutazione delle competenze linguistiche

IV. Creare un’atmosfera favorevole alle lingue

1. Un approccio fondato sull’integrazione

2. Comunità aperte alle lingue

3. Incentivare la richiesta di partecipazione ai corsi di lingue

4. Migliorare l’offerta e la varietà dei corsi di lingue

V. Domande

Lavori nel settore dell’istruzione e della cultura miranti a promuovere l’apprendimento delle lingue e la diversità linguistica

Premessa

1. Contesto politico

Nel 2001 l’Europa ha celebrato l’Anno europeo delle lingue, un profondo successo dal quale hanno preso spunto migliaia di attività che hanno coinvolto centinaia di migliaia di cittadini in Europa nel compito di promuovere l’apprendimento delle lingue e la diversità linguistica. La manifestazione ha prodotto un diffuso entusiasmo per l’apprendimento delle lingue ed ha motivato numerosi cittadini a impegnarsi personalmente nello studio di altre lingue e culture.

La Commissione europea ha presentato alle altre istituzioni una relazione sull’attuazione dell’Anno europeo e sta attualmente preparando le proprie proposte per proseguire il lavoro lanciato durante l’Anno. E’ ancora presto per dire quale sarà l’impatto duraturo della manifestazione, ma appare chiaro che essa ha segnato l’inizio, e non la fine, di un processo.

L’anno europeo delle lingue ha rappresentato per le organizzazioni nazionali, regionali e locali l’opportunità per lanciare dei dibattiti sull’apprendimento delle lingue e sulla diversità linguistica. Ci si è resi conto della nuova e urgente necessità di migliorare le capacità linguistiche di tutti i cittadini europei. Sono stati presi nuovi impegni, individuando tre settori d’azione fondamentali: migliorare ed estendere l’apprendimento permanente delle lingue, migliorare l’insegnamento delle lingue straniere e creare un ambiente più propizio all’apprendimento delle lingue.

Anche a livello europeo l’Anno è servito da stimolo per nuovi sviluppi. La necessità di un’azione da parte dell’Unione europea e degli Stati membri per migliorare l’apprendimento delle lingue è stata riconosciuta dai capi di stato e di governo, i quali nel marzo 2002 a Barcellona hanno invocato ulteriori azioni per migliorare la padronanza delle cognizioni basilari, in particolare attraverso l’insegnamento di almeno due lingue straniere sin dalla prima infanzia. Questa convinzione è anche alla base dell’invito rivolto il 14 febbraio 2002 agli Stati membri dal Consiglio “educazione” di procedere a passi concreti per promuovere la diversità linguistica e l’apprendimento delle lingue, nonché dell’invito alla Commissione perché formuli delle proposte in materia entro l’inizio del 2003. Il 13 dicembre 2001 il Parlamento europeo ha invocato il varo di misure volte a promuovere l’apprendimento delle lingue e la diversità linguistica.

2. Questa consultazione

E’ giunto il momento di procedere a una consultazione vasta e concertata, basandosi sull’esperienza raccolta nel corso dell’Anno europeo e tenendo pienamente conto dei progressi raggiunti nel corso degli ultimi dieci anni.

Il ruolo dell’Unione europea consiste nel sostenere e completare l’azione degli Stati membri nel mettere a punto un’istruzione di alta qualità e nell’attuare una politica in materia di formazione professionale, nonché nell’incoraggiare la cooperazione e nel promuovere gli sviluppi nei settori che possono essere affrontati al meglio a livello europeo. L’Unione ha una lunga tradizione in materia di apprendimento delle lingue e di diversità linguistica. I suoi programmi di cooperazione e altre attività hanno aiutato centinaia di migliaia di studenti, persone in formazione, insegnanti e addetti alla formazione ed hanno favorito lo sviluppo di approcci, metodi e materiali didattici innovativi per l’insegnamento delle lingue . L’azione dell’Unione europea per promuovere l’apprendimento delle lingue attraverso i programmi Socrates e Leonardo da Vinci, da sola, impegna circa 35 milioni di € ogni anno.

A più riprese nel corso dell’ultimo trentennio gli Stati membri riuniti in seno al Consiglio europeo hanno espresso la loro aspirazione a migliorare l’insegnamento e l’apprendimento delle lingue . I capitoli seguenti sono in larga misura basati sulle più importanti risoluzioni del Consiglio, segnatamente quelle del 31 marzo 1995 (concernente il miglioramento della qualità e diversificazione dell’apprendimento e dell’insegnamento delle lingue), del 16 dicembre 1997 (riguardante l’insegnamento precoce delle lingue dell’Unione europea) e del 14 febbraio 2002 (relativa alla promozione della diversità linguistica e dell’apprendimento delle lingue).

E’ giunta l’ora di prendere seriamente in considerazione l’impegno della Commissione e riflettere su nuovi modi e mezzi per promuovere l’apprendimento delle lingue nel rispetto della diversità linguistica a livello europeo.

In linea con l’approccio generale della Commissione, basato sul coinvolgimento dei soggetti interessati nel processo decisionale e sull’assicurazione della massima responsabilitàiii, il presente documento invita le istanze interessare a fornire il proprio punto di vista sulla forma che dovrebbe assumere l’azione concertata. La Commissione consulterà anche le altre istituzioni europee, le organizzazioni interessate, le parti sociali ed i rappresentanti della società civile nonché altri soggetti chiave. La natura stessa di questo tema impone di affrontarlo in maniere diverse ai diversi livelli: locale, regionale, nazionale ed europeo. Quali specifiche iniziative dovrebbero essere prese a livello europeo? In quale modo la Commissione può completare l’azione ad altri livelli? Una serie di domande questioni chiave sono proposte nella sezione V del presente documento. Basandosi sulle risposte che riceverà, la Commissione nel 2003 pubblicherà un piano d’azione fondato su azioni che utilizzeranno le risorse disponibili nei programmi e nelle attività comunitarie esistenti.

Nel proprio lavoro sugli Obiettii concreti in materi adi sistemi d’istruzione e formazione gli Stati membri hanno concordato obiettivi comuni ai quali intendono puntare attraverso la fissazione di indicatori e benchmark, lo scambio di buone pratiche e lo svolgimento di valutazioni. E’ già stata individuata una priorità, ovvero il miglioramento delle capacità linguistiche. Questo programma di lavoro fungerà da quadro di riferimento per molte delle azioni necessario a livello degli Stati membri.

Da parte sua, la Commissione ha già iniziato a rendere più efficaci i propri programmi in materia di istruzione e cultura, promuovendo l’apprendimento delle lingue e la diversità linguistica. Al contempo la Commissione ha iniziato un processo di riflessione sul futuro dei nuovi programmi di cooperazione per l’istruzione, la formazione e la gioventù; ha pubblicato la comunicazione Realizzare uno spazio europeo dell’apprendimento permanente e la relazione “Competenze e mobilità”. Tali documenti fungeranno da quadro di riferimento per le ulteriori azioni della Commissione volte a promuovere l’apprendimento delle lingue e la diversità linguistica.

I. Un’Europa delle lingue – è il momento d’agire.

L’Unione ha… un nuovo obiettivo strategico… diventare l’economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo,…

Consiglio europeo di Lisbona, marzo 2000)

Il Consiglio europeo fissa l’obiettivo di rendere entro il 2010 i sistemi d’istruzione e di formazione dell’UE un punto di riferimento di qualità a livello mondiale… invita ad intraprendere ulteriori azioni… migliorare la padronanza delle competenze di base, segnatamente mediante l’insegnamento di almeno due lingue straniere sin dall’infanzia…

Consiglio europeo di Barcellona, marzo 2002

L’Europa, continente dei valori umanistici, della Magna Carta, del Bill of Rights, della rivoluzione francese e della caduta del muro di Berlino. Il continente della libertà, della solidarietà e soprattutto della diversità, il che implica il rispetto per le lingue, la cultura e le tradizioni altrui.

Dichiarazione di Laeken

Una delle chiavi del successo dell’Unione europeo come economia basata sulla conoscenza è il brillante modo in affronta il tema “didattica delle lingue”. Se nel corso del decennio a venire essa saprà trattare altrettanto bene temi più vasti come la connessione tra lingua, cultura e diversità, la coesione e il ruolo dell’Unione nel mondo usciranno

rafforzati. Il presente documento analizza entrambi questi temi .

1. Perché è necessario agire sul fronte dell’apprendimento delle lingue

I popoli d’Europa stanno costruendo un’unica Unione composta da molte diverse nazioni; si tratta di un’Unione costruita attraverso lo scambio paritario di idee e tradizioni e basata sulla reciproca accettazione di popoli con storie diverse e un futuro comune. Costruire una casa comune dove vivere insieme in armonia senza rinunciare all’individualità e alla diversità di ciascuno significa acquisire le capacità per comunicare efficacemente l’uno con l’altro e capirsi meglio.

Il fatto di apprendere e parlare altre lingue stimola gli studenti ad aprirsi verso altre persone e ad iniziare a comprendere altre culture e visioni del mondo, attitudini essenziali in un mondo minacciato dal razzismo e dalla xenofobia. Entro pochissimo tempo l’Unione europea vivrà l’allargamento più vasto della propria storia. La nuova Unione sarà la patria di quasi 500 milioni di europei provenienti da ambienti etnici, culturali e linguistici diversi. Sarà dunque più importante che mai fare sì che i cittadini possiedano le competenze necessarie per comprendere i loro vicini e comunicare con loro.

L’Unione europea sta dando vita a una società fondata sulla conoscenza. L’apprendimento di altre lingue migliora le facoltà conoscitive e metacognitive generali, rafforza la comprensione della propria lingua materna, consolida la lettura e la scrittura e sviluppa le attitudini generali alla comunicazionevii. La capacità di comprendere e comunicare in altre lingue rappresenta oggi una delle competenze di base che i cittadini devono possedere se vogliono essere membri attivi della società europea.

L’Europa sta sviluppando un’economia molto competitiva, basata sugli scambi con paesi sparsi per tutto il mondo. L’attitudine alla comunicazione interculturale svolge un ruolo sempre più importante nel quadro delle strategie di marketing e commercio globale. Le imprese europee continuano a perdere clienti perché non sanno parlare la loro lingua; esse devono migliorare la propria conoscenza delle lingue, comprese quelle dei partner commerciali extraeuropei.

L’Unione ha bisogno di una forza lavoro mobile. Il lavoratore dotato di competenze linguistiche ha una più ampia più opportunità di scelta in materia di occupazione o di formazione rispetto a un collega monolingue e può sfruttare meglio la libertà di lavorare o studiare in un altro Stato membro.

In breve, tutti i cittadini hanno bisogno di acquisire competenze in altre lingue, oltre che nella propria lingua materna.

2. Gli europei sono plurilingui

Secondo un sondaggio di Eurobarometro, oltre la metà dei cittadini dell’Unione sono capaci di parlare una lingua straniera oltre alla loro lingua materna, e in alcuni Stati membri tale quota raggiunge addirittura il 98%; un buon quarto dei cittadini europei parla invece due lingue straniereix. Da analoghe indagini svolte su base mondiale emerge che le persone più o meno bilingui rappresentano tra la metà ed i due terzi della popolazione mondiale, mentre una quota significativa di individui è plurilingue.

Ma c’è di più: l’opinione pubblica è in larga misura favorevole al plurilinguismo: circa il 93% dei genitori ritiene che sia importante che i loro bambini imparino altre lingue; il 71% degli europei ritiene che nell’Unione chiunque dovrebbe essere in grado di parlare un’altra lingua europea ed il 56% si dichiara disposto a dedicare ogni settimana del tempo all’apprendimento delle lingue.

Tuttavia le conoscenze linguistiche non sono distribuite in maniera del tutto equa tra le fasce d’età e le categorie sociali: nella fascia d’età 15-24 anni vi sono molte più persone che conoscono lingue straniere rispetto alla fascia d’età 25-39 anni, la quale a propria volta conosce le lingue straniere meglio rispetto alla fascia dai 40 ai 54 anni, e così via. Il 67% dei quadri ha conoscenze di lingue straniere, rispetto al 17% dei pensionati ed al 27% delle casalinghe. Per quanto riguarda le differenze geografiche, solo il 13% dei danesi, degli svedesi e degli olandesi conosce una sola lingua, contro il 66% degli abitanti del Regno Unito.

Inoltre, la gamma di lingue straniere parlate dagli europei è assai limitata: il 41% parlano l’inglese come lingua straniera, il 19% il francese, il 10% il tedesco, il 7% lo spagnolo ed il 3% l’italiano. Nessuna delle altre lingue raggiunge l’1%x.Questa gamma assai limitata di 7 lingue straniere potrebbe ostacolare la capacità delle imprese europee di realizzare il proprio pieno potenziale in un mercato plurilinguistico.

Cosa dire dell’inglese? È diventato una lingua franca mondiale. In Europa sta rapidamente guadagnando terreno, ed è la prima lingua straniera scelta dai genitori per i propri figli.

L’inglese sta soppiantando le lingue tradizionalmente insegnate nelle scuole europee, come il tedesco, il francese, lo spagnolo e l’italiano, anche nelle regioni in cui la prima lingua straniera più “logica” sarebbe la lingua di uno Stato confinante. Tutto lascia pensare che l’insegnamento dell’inglese proseguirà la sua espansione anche senza particolari misure di sostegno.

Potenzialmente questa evoluzione comporta un indubbio vantaggio: infatti, se una lingua, qualunque essa sia, un giorno sarà parlata dalla maggioranza degli europei, il nostro continente disporrebbe – per la prima volta nella sua storia – di uno strumento di comunicazione basilare comune a tutta l’Europa, con i relativi vantaggi per gli scambi commerciali e gli spostamenti tra gli Stati membri.

3. Lingua materna più altre due lingue

Ma le lingue franche hanno dei limiti. Se i cittadini europei padroneggiassero solo la propria lingua materna più una lingua franca le imprese, i cittadini e la società nel suo insieme ne risulterebbero svantaggiati. Infatti le imprese hanno maggiori possibilità di vendere i propri prodotti se parlano la lingua del cliente; una lingua franca non è sufficiente a tal fine. I cittadini che si trasferiscono in un altro Stato membro si accorgono presto che lingua franca da sola non basta per integrarsi nella comunità locale. Inoltre, anche se una lingua franca può rivelarsi utile per le situazioni basilari, una vera comprensione reciproca ed un apprezzamento reale di un altra cultura hanno bisogno di contatti diretti con le persone di altri paesi – cercando di parlare la loro lingua.

L’apprendimento di una lingua franca, da solo, non è quindi sufficiente. La costruzione di un’Unione nella quale i cittadini siano capaci e desiderosi di comunicare con i loro vicini europei e lo sviluppo di una forza lavoro dotata di un’adeguata conoscenza delle competenze di base implica che qualsiasi cittadino debba essere in grado di comunicare in almeno due lingue, oltre alla propria lingua materna. L’obiettivo è fare in modo che ogni europeo possieda capacità di comunicazione soddisfacenti almeno in altre due lingue, non necessariamente a livello dei parlanti nativi. Quest’obiettivo può essere interpretato in vari modi, a seconda delle circostanze particolari: lo studio delle lingue scelte può raggiungere vari livelli di profitto e basarsi su varie combinazioni delle quattro competenze (espressione orale, espressione scritta, comprensione uditiva, comprensione scritta); le competenze possono migliorare col tempo a seconda delle nuove necessità o dei nuovi interessi intervenuti. Ciascuno può definire il proprio repertorio di competenze linguistiche lungo tutta una vita di studio, ma l’obiettivo generale deve essere raggiunto. (>Domanda a)

II. Estendere i vantaggi dell’apprendimento delle lingue

Le competenze linguistiche fanno parte del fulcro di competenze di cui ogni cittadino ha bisogno ai fini del lavoro, dell’istruzione e della propria realizzazione personale. Queste competenze devono essere attualizzate ed arricchite in maniera continua. Sono finiti i tempi in cui l’apprendimento delle lingue iniziava e finiva con la scuola; ormai è un’attività “a vita”. Ciò significa che abbiamo bisogno di sistemi e strutture efficaci ed accessibili per l’apprendimento permanente delle lingue. I servizi offerti in questo settore devono essere organizzati e coordinati facendo si che – man mano che ciascuno studente progredisce dal livello prescolare all’istruzione per adulti – le nozioni apprese a ciascun livello si basino sulle competenze linguistiche acquisite al livello precedente.

1. Apprendimento precoce delle lingue

È durante il percorso scolastico – quando i bambini sperimentano i primi contatti con la varietà delle lingue e delle culture che li circondano e con la propria capacità unica di comunicare con gli altri – che si gettano le basi di un’intera vita di apprendimento delle lingue.

L’apprendimento delle lingue durante il ciclo elementare si sta diffondendo sempre più. A seguito della risoluzione del Consiglio del 16 dicembre 1997 sull’insegnamento precoce delle lingue, che invitava gli Stati membri ad incoraggiare l’insegnamento precoce delle lingue straniere ed a differenziare l’offerta delle lingue nell’insegnamento precoce, un grande numero di Stati membri ha abbassato il limite d’età a partire da cui le lingue straniere vengono inserite nei programmi scolastici.

In totale, oggi il 43% degli allievi delle elementari imparano già un’altra lingua, anche se questa percentuale varia notevolmente da un paese all’altro. Il Consiglio europeo di Barcellona ha chiesto agli Stati membri di adottare misure volte a migliorare la conoscenza delle competenze di base, in particolare con l’insegnamento almeno di due lingue straniere fin dalla più giovane età.

L’apprendimento precoce delle lingue straniere garantisce agli scolari un vantaggio in partenza, serve a raggiungere una maggiore correttezza e precisione nell’espressione orale, nella lettura, nell’espressione scritta e nella comprensione, e sviluppa competenze metalinguistiche che rappresentano le basi per un apprendimento più facile delle lingue in una fase successiva della loro vita. I bambini traggono comunque vantaggio anche da corsi non specificatamente imperniati sulle lingue, i quali servono a fargli conoscere la varietà dei suoni e delle strutture esistenti in diverse lingue, nonché delle similitudini con la loro lingua.

Ma questi vantaggi si realizzano solo se si investe a sufficienza nella formazione degli insegnanti, quando il numero di allievi per classe è sufficientemente ridotto perché l’apprendimento delle lingue sia efficace e quando una sufficiente quota oraria del programma scolastico è riservata alle lingue. La garanzia di un’offerta adeguata e di risorse adeguate in materia d’apprendimento precoce delle lingue straniere è dunque essenziale. Su coloro che insegnano le lingue a bambini assai piccoli ricade una grande responsabilità: infatti esperienze negative nell’apprendimento precoce delle lingue possono lasciare un segno per tutta la vita.

È fondamentale che gli insegnanti di lingua nel ciclo prescolastico ed elementare possiedano non solo una conoscenza adeguata della lingua insegnata, ma anche la piena gamma di competenze pedagogiche necessarie per insegnare le lingue a bambini molto piccoli. Le iniziative miranti a rendere l’apprendimento delle lingue accessibile ad un gruppo di allievi sempre più giovani devono contare su adeguate risorse da destinare alla formazione degli insegnanti.

I giovani studenti prendono coscienza dei propri valori ed influenze culturali, ed apprezzano altre culture, diventando più aperti e più interessati verso gli altri. Questo vantaggio subirebbe delle limitazioni se tutti i bambini imparassero la stessa lingua:i giovanissimi studenti di lingue dovrebbero invece avere a disposizione una gamma di opzioni.

2. L’apprendimento delle lingue nell’insegnamento secondario/la formazione professionale

È in occasione dell’insegnamento o della formazione secondaria che i giovani completano la base delle competenze linguistiche che servirà loro nel corso della loro vita. Ma in alcuni Stati membri l’apprendimento delle lingue straniere non è obbligatorio per determinati gruppi di allievi, mentre altri Stati membri propongono di renderlo facoltativo. Un simile approccio appare in contrasto con l’obiettivo dell’Unione secondo il quale qualsiasi cittadino dovrebbe parlare due lingue oltre alla propria lingua materna.

Ogni persona soggetta all’obbligo scolastico o ad una formazione obbligatoria dovrebbe essere obbligata a studiare almeno altre due lingue. Il Consiglio di Barcellona ci rammenta che l’accento non è posto sull’atto di apprendere, bensì sui risultati del processo d’apprendimento delle lingue: fare sì che tutti gli allievi acquisiscano la padronanza delle competenze di base. E’ necessario lavorare ancora alla definizione esatta di tali risultati linguistici. Si potrebbero fissare dei livelli minimi adeguati basati sulle scale contenute nel Quadro europeo comune di riferimento per la lingua straniera 1 e la lingua straniera 2; inoltre si potrebbe appurare in quale misura ci si può attendere che i giovani che escono dalle scuole dell’Unione possiedano:

• una conoscenza del valore delle competenze linguistiche; •

• una buona percezione del linguaggio e delle lingue; •

• una competenza interculturale; •

• la capacità di imparare nuove lingue in modo autonomo nel prosieguo della loro vita; •

• la capacità di comunicare efficacemente in almeno altre due lingue oltre alla propria lingua materna.

Uno dei compiti chiave sarà l’insegnamento o corsi di formazione in una vasta gamma di lingue, compatibili con le future necessità degli studenti in materia di occupazione, studio e necessità di autorealizzazione, nonché con i bisogni dell’industria e del commercio. Questa gamma potrebbe comprendere le principali lingue “mondiali”, come il cinese, il giapponese, l’arabo ed il russo, nonché quelle dei paesi confinanti e dei maggiori partner commerciali, oltre ad altre lingue europee. Anche le scuole potrebbero sfruttare meglio le possibilità offerte dall’apprendimento autonomo per allargare la gamma di lingue che offrono.

3. L’apprendimento delle lingue nell’insegnamento superiore

Gli enti di insegnamento superiore contribuiscono in modo essenziale a promuovere il plurilinguismo sia a livello della società che dei singoli individui. Essi offrono un’atmosfera assai proficua dal punto di vista linguistico e impiegano personale specializzato nelle lingue e letterature straniere nonché negli studi di lingue applicate, sono dotati di importanti infrastrutture per l’apprendimento delle lingue, mantengono relazioni a livello internazionale ed accolgono studenti ed insegnanti provenienti dall’estero.

Sono particolarmente ben accette le proposte in base a cui ciascuna università dovrebbe mettere a punto ed applicare una politica linguistica coerente che interpreti il proprio ruolo specifico nella promozione dell’apprendimento delle lingue e della diversità linguistica, sia nei confronti dei propri iscritti che dei suoi fruitori in senso più lato. La competenza plurilinguistica e le capacità di comunicazione in molte lingue costituiscono un elemento essenziale per l’occupabilità di tutti i laureati. Bisogna offrire a tutti gli studenti ed all’insieme del personale universitario opportunità ed incentivi per migliorare la propria competenza linguistica in una gamma di lingue molto più ampia di quella disponibile a livello dell’insegnamento secondario. Tutti gli studenti dovrebbero studiare all’estero, preferibilmente in una lingua straniera, per almeno un anno accademico, seguendo i relativi corsi di preparazione linguistica ed interculturale, e al termine dei loro studi universitari dovrebbero essere in grado di conseguire un diploma linguistico riconosciuto .

Dagli studenti dei corsi di laurea lingue ci si può attendere che seguano una buona parte dei corsi nella lingua oggetto del diploma e che passino almeno un anno all’estero. Verosimilmente i corsi di laurea specializzati in lingue verranno differenziati tra quelli imperniati sulla letteratura straniera, sulle lingue straniere applicate (per le attività commerciali, la traduzione o l’interpretazione) e la linguistica.

Inoltre le università hanno il compito di promuovere la(e) propria(e) lingua(e), permettendo agli studenti stranieri di apprenderla(e) a livello elevato. La tendenza recentemente affermatasi nelle università dei paesi non anglofoni di fornire corsi in lingua inglese, pur comprensibile, può sortire effetti negativi sulla vitalità delle lingue meno parlate.

4. L’apprendimento delle lingue negli adulti

I lavoratori dovrebbero avere l’opportunità di migliorare le competenze linguistiche che rivestono interesse per la propria vita professionale. È essenziale promuovere più attivamente lo sviluppo dell’apprendimento delle lingue sul luogo di lavoro. È importante che le imprese diventino organismi plurilingui, in grado di mettere a disposizione

un’offerta flessibile e di alta qualità; gli enti di formazione dovrebbero proporre corsi adeguati alle esigenze specifiche delle imprese. Le PMI devono studiare in modo approfondito come agevolare l’accesso allo studio delle lingue dei propri lavoratori dipendenti (ad esempio nel quadro di partnership con altre imprese, tramite reti per l’apprendimento e attraverso la condivisione di competenze ed in cooperazione con servizi d’orientamento). Lo svolgimento regolare di sondaggi linguistici permetterebbe ai datori di lavoro di verificare se dispongono dell’intera gamma di competenze linguistiche necessarie al successo della propria impresa su mercati più competitivi, sia riguardo alle lingue utilizzate all’interno dell’impresa che a quelle utilizzate nei contatti con il mondo esterno. Ma i vantaggi legati all’apprendimento delle lingue non si esplicano solo in termini di occupabilità, e il luogo di lavoro non è certo il solo posto dove si possono apprendere le lingue straniere. Ogni adulto dovrebbe essere incoraggiato a continuare ad apprendere le lingue straniere, per piacere personale, per la propria realizzazione, per i viaggi all’estero, per stringere nuove amicizie o semplicemente per allenare la mente.

Dopo tutto, studiare le lingue può essere divertente. La vita offre agli adulti molte occasioni – sia ufficiali che non – per imparare le lingue: corsi serali, attività culturali incentrate su musica, letteratura o film stranieri, vacanze all’estero, gemellaggi tra città, servizi volontari all’estero: tutte queste attività possono rivelarsi occasioni ideali per fare conoscenza con altre lingue e culture.

5. Studenti di lingue con necessità speciali

Per quanto riguarda gli allievi ed i le persone in formazione con necessità speciali, il compito delle autorità competenti per l’istruzione consiste nell’offrire un insegnamento linguistico che soddisfi le necessità individuali degli studenti; ciò richiede un’adeguata formazione per gli insegnanti, siti didattici appropriati e un’adeguata motivazione. È possibile che per determinati gruppi di studenti gli obiettivi in materia d’apprendimento delle lingue debbano essere modificati . Solo una piccolissima minoranza di persone presenta caratteristiche fisiche o mentali che rendono impossibile l’apprendimento delle lingue straniere, ed è poco probabile che essi siano presenti nei comuni enti d’istruzione o di formazione.

Un altro gruppo di allievi – quelli la cui lingua materna è diversa da quella della propria scuola – ha bisogni particolari. Alcuni possono incontrare difficoltà nell’apprendere la lingua veicolare della scuola e poterebbero necessitare di aiuti speciali per superare la difficoltà supplementare di imparare una terza o quarta lingua senza perdere le competenze nelle proprie lingue materne. Tuttavia il fatto di essere già bilingui dovrebbe aiutarli ad apprendere più rapidamente un’altra lingua.

L’apprendimento delle lingue può porre difficoltà ad alcuni gruppi socioeconomici. Occorre diagnosticare correttamente queste difficoltà e fornire un’adeguata soluzione. Gli insegnanti i cui studenti appartengono a questi gruppi devono essere interamente formati per insegnare la lingua veicolare della scuola come una lingua straniera, e non come una lingua materna. Allo stesso tempo, la presenza di queste famiglie nella comunità scolastica offre agli allievi – ed ai loro genitori – numerose possibilità per familiarizzarsi con altre lingue ed altre culture.

6. Gamma di lingue

I nostri enti di formazione dovrebbero essere luoghi dedicati alla diversità linguistica e culturale. Ma, in molte parti dell’Unione l’offerta di lingue da studiare si limita, in pratica, ad alcune grandi lingue. Promuovere la diversità linguistica implica incoraggiare attivamente l’insegnamento e l’apprendimento di una gamma di lingue più ampia possibile nelle nostre scuole, università, enti d’istruzione per adulti ed imprese. Nel suo insieme la gamma delle lingue proposte dovrebbe comprendere le piccole e le grandi lingue europee, le lingue regionali, delle minoranze e degli emigranti, le lingue che possiedono lo status di lingua nazionale, nonché le lingue dei nostri principali partner commerciali nel mondo intero. Benché non tutte possano rientrare tra le materie insegnate in ogni istituto, la maggior parte di essi avrebbe la possibilità di allargare la gamma attualmente offerta. Si potrebbero ad esempio mettere a disposizione dei materiali didattici per l’autoapprendimento delle lingue per le quali non è disponibile nessun insegnante, incoraggiare gli studenti a partecipare a progetti linguistici congiunti con istituti esteri o accogliere assistenti di madrelingua nelle lingue meno insegnate. Molte scuole potrebbero maggiormente approfittare dei benefici offerti dagli approcci basati sulla comprensione plurilinguistica. Lezioni impartite nella lingua materna o nella prima lingua straniera offrono un’ottima opportunità di insegnare le parentele lessicali o grammaticali tra lingue della stessa famiglia. In tal modo si può efficacemente far comprendere agli studenti che molte parole di una lingua “straniera” possono essere facilmente indovinate e capite, incoraggiandoli a sviluppare un plurilinguismo di tipo ricettivo. (>Domanda b)

III. Insegnare meglio le lingue

Gli insegnanti di lingue svolgono un ruolo determinante nella costruzione di un’Europa plurilingue. Se possiedono la giusta combinazione di competenze linguistiche e pedagogiche, possono risvegliare negli studenti un entusiasmo per le lingue che li accompagnerà per tutta la vita e fungere da efficace modello di consapevolezza multiculturale e di plurilinguismo.

1. La scuola come ambiente favorevole alle lingue

Il ruolo della scuola nell’apprendimento delle lingue non si limita al loro insegnamento, né all’intervento dei professori di lingue. Oggi gli enti d’istruzione devono preparare i ragazzi a fare parte di una società aperta ad altre culture, nella quale possono entrare in contatto con persone provenienti da molti paesi e tradizioni diverse. Inoltre gli enti d’istruzione devono svolgere un’impegnativa missione consistente nell’aiutare i bambini a realizzare tutte le potenzialità insite nelle loro attitudini comunicative, tra cui la loro lingua materna, la lingua veicolare dell’istruzione (qualora sia diversa dalla lingua materna) e le lingue diverse dalla loro lingua materna, oltre alle competenze interculturali. Ogni scuola ha dunque bisogno di una politica coerente, unificata, che partendo dalla miscela linguistico-culturale che caratterizza la comunità locale sappia attribuire la giusta importanza alla conoscenza della(e) lingua(e) e alla capacità d’utilizzo e d’apprendimento delle lingue.

2. La lezione di lingue

Nessun insegnante può ottenere risultati ottimali senza materiali e strumenti adeguati, o se gli allievi sono così numerosi che alcuni di essi non hanno una reale occasione di praticare in ogni lezione la lingua studiata. Progetti congiunti con enti d’istruzione di altri paesi, coronati da scambi linguistici, possono in gran parte stimolare la motivazione degli allievi ad apprendere altre lingue. Questi progetti possono anche riguardare una lingua normalmente non inserita nel programma scolastico, prevedere contatti diretti con giovani parlanti di tale lingua, e dare agli allievi l’opportunità di eseguire veri e propri compiti in tale lingua. Anche se risultasse necessario utilizzare una lingua veicolare (piuttosto della lingua dei partner), la maggior 13

parte degli studenti avrà comunque l’opportunità di apprendere le nozioni essenziali per sbrigarsela nella lingua dei partner (ampliando così la gamma delle lingue straniere parlate). Tutti gli studenti trarrebbero vantaggio dalla partecipazione ad almeno uno scambio linguistico entro della fine della scuola dell’obbligo. Il cosiddetto apprendimento integrato di contenuti e di una lingua, tramite il quale una determinata materia viene veicolata agli studenti attraverso una lingua straniera, può offrire agli studenti l’opportunità di utilizzare le proprie competenze in una seconda lingua, riducendo al contempo il numero di ore di lezione necessarie per insegnare tale lingua.

3. Formazione per insegnanti di lingue

L’insegnamento delle lingue non è un compito facile. Gli insegnanti devono impiegare tutta una serie di “strumenti del mestiere” per andare incontro alle necessità dei vari gruppi d’età con i quali lavorano ed ai diversi stili di studio di ogni allievo. E’ importante che essi possano scegliere liberamente tra i metodi d’insegnamento linguistico incentrati sull’allievo – o “differenziati”, e i metodi più tradizionali, incentrati sulla figura dell’insegnante.

La formazione di base degli insegnanti di lingue deve prevedere – nei piani di studio – delle solide basi riguardo alle metodologie generali d’insegnamento ed alle metodologie specifiche per l’insegnamento delle lingue (consapevolezza linguistica, istruzione bilingue, utilizzo delle TIC, insegnamento di tecniche di apprendimento delle lingue), conoscenze linguistiche approfondite, nonché un ragionevole grado di conoscenza delle questioni attuali in materia di politica linguistica.

Giacché i processi di apprendimento si trasformano sempre più in processi autonomi, l’insegnamento deve sempre più concentrarsi nel motivare le persone ad apprendere, nel sostenere l’apprendimento, nell’inquadrare e consigliare gli studenti nonché nel gestire le risorse didattiche. Gli insegnanti devono ricevere una adeguata formazione allo svolgimento di questi nuovi ruoli.

Un periodo di formazione pratica in classe è necessario per tutti gli insegnanti di lingue straniere di nuova nomina. Tale periodo dovrebbe fare seguito ad un soggiorno prolungato nel paese la(e) cui lingua(e)si insegnaxv . Se tutti gli insegnanti di lingue insegnassero almeno due lingue, le scuole potrebbero fare fronte con maggiore flessibilità alla richiesta di una gamma più ampia di corsi di lingue; gli enti di formazione dovrebbero formare i nuovi insegnanti per un maggior numero di lingue, tra cui le lingue meno utilizzate e meno insegnate. Inoltre, si potrebbe offrire agli insegnanti la possibilità di acquisire competenze ricettive in altre lingue ancora, per ottimizzare il loro repertorio linguistico.

La professione dell’insegnante richiede un profondo impegno verso lo sviluppo personale e professionale. Gli insegnanti hanno bisogno di opportunità accessibili per mantenere aggiornate le proprie competenze linguistiche e pedagogiche nonché della consulenza di mentori qualificati (o altre forme d’orientamento) nel momento in cui vengono a conoscenza di nuovi metodi e li sperimentano in classe.

Nel quadro di tale programma di aggiornamento permanente, si può fare di più per incentivare l’utilizzo dei metodi di studio a distanza. Per tutti gli insegnanti di lingue straniere è inoltre necessaria una programmare regolarmente azioni di formazione in un paese in cui si parla la lingua insegnata.

4. Offerta di insegnanti di lingue

Per raggiungere l’obiettivo dell’Unione è necessario mettere a disposizione, in ciascuno Stato membro, un numero sufficiente di posti di formazione per nuovi insegnanti di lingue straniere ed un numero sufficiente di posti di lavoro per insegnanti di lingue; solo così le autorità saranno in grado di garantire un’offerta didattica per numerose lingue, dall’insegnamento elementare all’istruzione per adulti. Alcuni Stati membri soffrono di carenze nel numero di insegnanti di lingue che in possesso del livello di studi e dei titoli necessari. E’ necessario rendere più attraente la carriera dell’insegnante di lingue, per aumentare la qualità e la quantità del corpo docentexvi. Le scuole dovrebbero sfruttare meglio i parlanti nativi di altre lingue che risiedono nella propria zona. Adeguatamente istruiti, essi potrebbero infatti assistere gli insegnanti di lingue straniere nel lavoro in classe, aumentando il tempo che gli studenti trascorrono a diretto contatto con la lingua studiata.

È relativamente raro che gli insegnanti vadano a lavorare in altri paesi, spesso a causa delle norme in materia di previdenza sociale e pensioni o per ragioni familiari. Si può fare di più per promuovere gli scambi di insegnanti tra Stati membri, sia di quelli che insegnano la propria lingua materna che di quelli che insegnano un’altra materia nella propria lingua materna. Ricordiamo che gli Stati membri sono stati invitatixvii ad eliminare gli ostacoli giuridici ed amministrativi alla mobilità degli insegnanti.

E’ necessario creare associazioni europee che riuniscano gli insegnanti di lingue, per migliorare lo scambio di idee, la promozione delle buone pratiche e la definizione di standard professionali.

5. Formazione degli insegnanti di altre materie

La maggior parte degli studenti e delle persone in formazione potrebbe studiare almeno una parte delle materie in una lingua straniera, sia per avere la possibilità concreta di praticare la prima lingua straniera che per snellire il programma scolastico. Di conseguenza, in futuro, un numero molto più elevato di membri del corpo docente dovrebbe essere in grado di insegnare la(e) propria(e) materia(e) almeno in una lingua straniera. Gli insegnanti delle scuole specializzate dovrebbero studiare una o più lingue parallelamente al proprio settore di specializzazione, e svolgere all’estero una parte dei loro studi per diventare insegnanti.

6. Valutazione delle competenze linguistiche

Una regolare valutazione delle competenze linguistiche costituisce un aspetto essenziale del processo d’apprendimento. Essa prevede test non proibitivi, come quelli utilizzati dagli insegnanti per valutare i progressi dei loro allievi o i cosiddetti test diagnostici, che permettono agli studenti di avere un riscontro sulle competenze che hanno acquisito e sui 15 punti da migliorare, nonché dei test più impegnativi, che prevedono il rilascio di un diploma (esami di fine corso organizzati dai enti scolastici, ministeri o organismi addetti all’esaminazione).

È importante che queste prove siano concepite in maniera adeguata, da personale esperto nelle metodologie d’esame; essi dovrebbero essere validi (ovvero atti a testare le capacità per le quali sono stati concepiti) ed affidabili (senza variazioni significative nel tempo, ad esempio a livello di ispettori o siti di svolgimento). Le prove dovrebbero verificare soprattutto la capacità degli esaminandi di utilizzare le proprie competenze linguistiche in situazioni reali.

Per incoraggiare ancora la mobilità dei lavoratori e degli studenti attraverso gli Stati membri, è necessario che i numerosi tipi di diplomi in lingue diverse vengano riconosciuti e compresi in tutta l’Europa. Attualmente, i diplomi rilasciati da un’autorità o in uno Stato membro non sono facilmente comparabili con quelli rilasciati altrove. Gli Stati membri sono stati invitati (dalla risoluzione del Consiglio del 14 febbraio 2002) ad organizzare sistemi per la descrizione ed il riconoscimento dell’acquisizione, da parte degli individui, di attitudini in altre lingue. La trasparenza nel settore potrebbe aumentare se tutti i diplomi fossero compilati in base alle scale del Quadro di riferimento comune europeo per le lingue. In questo caso, potrebbe rivelarsi necessario creare meccanismi per controllare l’applicazione del quadro da parte degli organismi d’esame e formare gli addetti agli esami di lingue al suo utilizzo.

IV. Creare un’atmosfera favorevole alle lingue

Incoraggiare i cittadini ad imparare altre lingue ed assicurare loro l’accesso ai più elevati livelli didattici: queste sono le maggiori preoccupazioni della politica dell’Unione europee, ma non le uniche. Lo studio delle lingue riguarda potenzialmente tutti i cittadini, per tutta la vita; di conseguenza le azioni volte a promuoverlo non devono svolgersi solo nelle aule scolastiche o universitarie. L’insegnamento e lo studio delle lingue devono trovare posto in tutte le case e in tutte le strade principali delle nsotre città. Dobbiamo fare in modo che le regioni e le città principali diventino ambienti più favorevoli alle lingue, nei quali siano rispettate le necessità dei parlanti di tutte le lingue, nei quali la nostra varietà linguistica e culturale non sia solo percepibile, ma anche utilizzata a buon fine, nei quali, infine, vi sia una forte richiesta di opportunità per imparare nuove lingue, e una ricca offerta didattica.

1. Un approccio fondato sull’integrazione

La diversità linguistica è uno delle caratteristiche distintive dell’Unione europea. Sono oltre 50 le lingue tradizionalmente parlate nell’Unione allargata. Di queste, 21 sono lingue nazionali ufficiali di uno Stato membro. Altre vengono spesso classificate come lingue “regionali” o “minoritarie”. Le comunità dei non udenti in Europa utilizzano ben 23 diverse lingue gestuali. In seguito ai flussi migratori succedutisi nei secoli, gli abitanti dell’Europa utilizzano inoltre centinaia di altre lingue del mondo intero.

Un elemento chiave nella creazione di un ambiente favorevole alle lingue è la creazione di una mentalità linguistica realmente basata sull’integrazione. Il rispetto per la diversità delle lingue dell’Unione è uno dei principi fondativi della Comunità europeaxxi. Le lingue europee hanno uguale valore e dignità, e fanno parte integrante della cultura e della civiltà europea. Tutte le comunità presenti in Europa dovrebbero garantire il rispetto della diversità etnica e culturale così come la diversità delle lingue parlate.

Lo sviluppo di una lingua è un processo di creazione collettivo al quale partecipano migliaia di persone nell’arco di centinaia di anni. In ciascuna lingua è insita una visione del mondo che rispecchia le sottili sfumature di una distinta visione del mondo e caratterizza in maniera determinante l’identità personale, sociale e spirituale dei suoi parlanti: senza la loro lingua essi sarebbero privati di una parte di sé stessi. Quando una lingua scompare, questa creazione culturale è irrimediabilmente persa. Eppure alcune lingue europee si sono estinte nel secolo scorso e altre sono a un passo dalla sparizione. Altre lingue non sono forse direttamente minacciate di cadere in disuso, ma la loro posizione è erosa dall’attacco di lingue più dominanti in numerosi settori, in particolare nelle scienze e tecnologie. Ecco perché è necessario che le comunità nazionali, regionali e locali si rendano conto che alcune lingue richiedono un’attenzione speciale, in particolare quelle seriamente minacciate perché il numero di parlanti nativi continua a diminuire di generazione in generazione. I principi che ispirano la Carta europea delle lingue regionali eo minoritarie costituiscono un’ottima indicazione riguardo alle azioni necessarie per promuovere l’utilizzo delle lingue regionali e minoritarie nei settori dell’insegnamento, dei mass media, della cultura, della vita economica e sociale, nonché, se necessario, della pubblica amministrazione, dei servizi pubblici e delle procedure giudiziarie. Da molti anni l’Unione sostiene progetti su scala ridotta in favore delle lingue regionali e minoritarie. Di norma questi aiuti esulavano dai principali programmi di cooperazione nei settori dell’istruzione, della formazione, della gioventù, della cultura e dei mass media. Ma le politiche riguardanti queste lingue non possono essere portate avanti in maniera isolata. A lunga scadenza, tutti i programmi in materia finanziati dalla Comunità potrebbero prevedere un sostegno rafforzato alla diversità linguistica (comprese le lingue regionali e minoritarie). Benché dei sostegni siano disponibile grazie ai programmi Socrates e Leonardo da Vinci, occorrerebbe valutare se questi programmi potrebbero contribuire più ampiamente alla promozione della diversità linguistica attraverso il finanziamento di progetti destinati a migliorare la qualità dell’insegnamento di queste lingue, a migliorare l’accesso alle opportunità di studio di queste lingue, ad incoraggiare la produzione, l’adattamento e lo scambio di strumenti didattici per queste lingue e a favorire lo scambio di informazioni e di buone pratiche in materia. Anche le azioni dell’Unione europea nel campo dell’occupazione, della politica sociale, dello sviluppo regionale e rurale, della ricerca e dello sviluppo nonché della società dell’informazione potrebbero svolgere un ruolo importante. Bisogna incoraggiare il rafforzamento della cooperazione nonché lo scambio di buone pratiche e innovazioni tra gli Stati membri e le comunità linguistiche sulle questioni attinenti alla politica e alla pianificazione linguistica.

2. Comunità aperte alle lingue

In Europa l’ambiente linguistico è spesso gestito in modo tale che la sua naturale diversità rimane inespressa e inascoltata. In tutti gli Stati membri e nella maggior parte delle città e dei comuni vi sono persone che parlano lingue diverse dalla lingua nazionale. Fra queste, le lingue delle comunità immigrate e le lingue regionali o minoritarie. Alcune di queste lingue raramente possono essere ascoltate in pubblico, così come raramente si celebra l’eccezionale diversità linguistica che esse apportano alla propria Comunità locale. I parlanti di queste lingue rappresentano una fonte inestimabile di competenze transculturali e linguistiche, sono modelli dai quali i cittadini monolingui possono imparare molte cose. Inoltre non dimentichiamo un numero crescente di persone approfitta di questa Europa senza frontiere per andare a studiare, a seguire una formazione o a lavorare in un altro Stato membro. Anche queste persone apportano competenze linguistiche e transculturali estremamente preziose alle Comunità nelle quali risiedono. È nell’interesse dell’Unione fare tesoro delle competenze ed esperienze dei suoi numerosi cittadini bilingui e trilingui. Le autorità pubbliche possono fare di più per valorizzare questo gruppi di persone e sfruttare le loro attitudini negli enti d’istruzione, nei centri d’istruzione per adulti e nelle istituzioni culturali, ma anche sui luoghi di lavoro.

E’ più facile imparare le lingue se possiamo entrarvi regolarmente in contatto. In alcuni Stati membri è raro vedere in TV programmi o film stranieri, e anche se vengono trasmessi, il più delle volte non sono sottotitolati ma doppiati, a causa delle preferenze del mercato locale. Ma da ricerche condotte in materia è emerso che il cinema e la televisione possono incoraggiare e facilitare l’apprendimento delle lingue se i film e i programmi vengono trasmessi in lingua originale, con i sottotitoli invece del doppiaggioxxii; il sottotitolaggio rappresenta un modo economico ed efficace di rendere il nostro ambiente più favorevole alle lingue. I programmi di gemellaggio tra città possono invece fare da cornice a iniziative locali per l’apprendimento delle lingue: consentire ai cittadini di studiare la(e) lingua(e) delle città gemellate offrendo loro degli efficaci stimoli per farlo.

L’anno europeo ha evidenziato che impatto possano avere festival linguistici locali ed altri eventi. In breve, le comunità aperte alle lingue possono sfruttare al meglio le numerose opportunità offerte per dare maggiore visibilità e “udibilità” ad altre lingue e culture nel quotidiano dei propri cittadini, contribuendo così a rafforzare la coscienza linguistica e l’apprendimento delle lingue.

3. Incentivare la richiesta di partecipazione ai corsi di lingue

La tappa successiva consiste nell’incentivare la risposta alle opportunità d’apprendimento delle lingue. Di coloro che parlano una sola lingua, oltre la metà non pensa che l’apprendimento di una lingua supplementare gli sarebbe utile. Un quarto degli europei teme che l’apprendimento delle lingue sia troppo costoso o non si ritiene “portato per le lingue”. Per molti di quelli che hanno abbandonato gli studi, l’apprendimento delle lingue non ha implicazioni positive: non vedono la sua utilità per la vita quotidiana, né le prospettive che può offrirgli. Bisogna combattere la carenza di informazioni e i fraintendimenti.

Malgrado ciò, l’anno europeo ha dimostrato che i cittadini reagiscono favorevolmente agli stimoli mirati e ad una migliore informazione sull’apprendimento delle lingue. È fondamentale che tutti i soggetti interessati – partendo da quanto realizzato in occasione dell’anno delle lingue – si impegnino per adottare ulteriori misure permanenti al fine di stimolare la consapevolezza dei cittadini riguardo ai vantaggi dell’apprendimento delle lingue, offrendo a tutti l’opportunità di sperimentare in proprio lo studio di una lingua.

4. Migliorare l’offerta e la varietà dei corsi di lingue

Dopo l’allargamento, l’Unione conterà quasi 500 milioni di cittadini. Ognuno di essi ha bisogni diversi in materia di apprendimento delle lingue. L’Eurobarometro ha evidenziato che vi sono notevoli carenze nell’offerta di corsi di lingua esulanti sistemi tradizionali: infatti solo il 40% dei cittadini dichiara che la disponibilità dei corsi di lingue nella propria regione è buona, mentre il 30% ricorrerebbe a un centro di lingue se ve ne fosse uno vicino al proprio luogo di residenza, e il 58% si dice disposto a dedicare ogni settimana una parte del proprio tempo all’apprendimento di un’altra lingua; infine spesso risulta difficile trovare informazioni e consigli riguardanti l’apprendimento delle lingue. Una volta motivati a studiare una lingua, i cittadini devono avere la possibilità di trovare, in prossimità al proprio luogo di residenza (o attraverso servizi di apprendimento aperto o a distanza), una guida ai primi passi, informazioni sull’offerta disponibile e la possibilità di scegliere tra varie attività (con diversi orari, luoghi, cadenze, prezzi, ecc. ecc.). Chi studia una lingua, a qualsiasi età, deve essere messo nelle condizioni di raggiungere il grado di conoscenza a lui adeguato e le attitudini a cui punta, in un’ampia gamma di lingue, piccole e grandi. Sebbene in numerose comunità questo imporrà un certo allargamento dell’offerta, molte potenziali risorse nel settore dell’apprendimento delle lingue rimangono sottoutilizzate. Gli enti d’istruzione e le università dispongono di personale docente, biblioteche e infrastrutture che potrebbero essere messe a disposizione di un gruppo di utenti più ampio. Le biblioteche pubbliche potrebbero aumentare il numero di clienti che prendono in prestito corsi di lingua su video, cassetta, CD o Internet. I centri giovanili, di quartiere e i centri culturali, le reti di studio locali quali le università per la terza età, i programmi d’apprendimento delle lingue sul luogo di lavoro ed i centri d’istruzione per gli adulti sono tutte istituzioni che potenzialmente possono svolgere un ruolo in materia. Tutte queste diverse opzioni devono essere coordinate in modo da ottenere le necessarie sinergie. Ogni Comunità deve trovare un mezzo per coordinare la propria offerta in materia d’apprendimento delle lingue e per rendere disponibili le informazioni e le risorse del caso, in base a un apposito piano locale per l’apprendimento delle lingue.

V. DOMANDE

Al fine di trattare efficacemente i temi sollevati dall’anno europeo delle lingue, l’Unione europea deve valutare quale sia il modo più efficace per sostenere questo processo. Alcune delle domande più significative sono elencate qui di seguito.

a) in che modo la Commissione europea dovrebbe concretamente aiutare gli Stati membri a garantire che tutti i cittadini siano in grado di comunicare almeno in due lingue, oltre alla(e) loro lingua(e) materna(e), e raggiungere l’obiettivo stabilito dal Consiglio di Barcellona – ovvero l’insegnamento di almeno due lingue straniere fin dalla più giovane età?

Come dovrebbero essere adattate le norme comunitarie?

Come si può usare al meglio gli strumenti esistenti?

(Sezione I)

b) che possibilità vi sono, a livello europeo, di varare misure concrete volte ad allargare la gamma delle lingue insegnate, per rappresentare meglio la diversità linguistica dell’Unione?

(Sezione II)

c) alla sezione III si rileva che l’insegnamento delle lingue è decisivo per il successo di qualsiasi tentativo di promuovere le lingue.

In quali altri modi la Commissione europea potrebbe aiutare gli Stati membri a realizzare un miglioramento qualitativo e quantitativo della formazione degli insegnanti nonché a valutare l’efficacia degli insegnanti di lingue?

d) una maggiore trasparenza nella valutazione delle competenze linguistiche è una delle priorità chiave (cfr. sezione III, punto 6).

In che modo la Commissione europea dovrebbe aiutare gli Stati membri ad organizzare un sistema trasparente di convalida o di certificazione delle competenze linguistiche?

e) l’importanza della diversità linguistica per l’Unione europea è il filo conduttore del presente documento. In quali modi l’Unione potrebbe integrare al meglio il sostegno alle lingue “regionali”, “delle minoranze”, “degli emigranti” e le lingue gestuali nei propri programmi transnazionali di cooperazione nel campo dell’istruzione, della formazione e della cultura?

f) in quali modi la Commissione europea potrebbe aiutare gli Stati membri a creare un ambiente più “favorevole alle lingue” quale quello descritto alla sezione IV?

g) Infine, il successo di qualsiasi iniziativa a favore dell’apprendimento delle lingue e della diversità linguistica dipende dagli Stati membri.

Quali misure potrebbero adottare gli stessi Stati membri in ciascuno dei settori analizzati dal presente documento?

ALLEGATO 1

1. Lavori nel settore dell’istruzione e della cultura miranti a promuovere l’apprendimento delle lingue e la diversità linguistica.

16.1 Programma Socrates

– questo programma ha finanziato progetti e studi riguardanti temi come l’apprendimento precoce delle lingue straniere e l’apprendimento integrato di un contenuto e di una lingua.

– Numerose azioni Socrates prevedono una priorità per le lingue dell’Unione meno diffuse e meno insegnate.

– l’azione Comenius

– finanziaprogetti linguistici scolastici cui ogni anno partecipano circa 15.000 persone;

– ogni anno finanzia circa 800 borse di assistente di lingua;

– assegna borse che permettono ogni anno a circa 3.500 insegnanti di lingue straniere di seguire una corsi di perfezionamento all’estero e finanzia lo sviluppo di moduli e strumenti didatticiper tutti gli aspetti della formazione degli insegnanti di lingue.

– l’azione Lingua 1 sostiene progetti miranti a sensibilizzare i cittadini all’apprendimento delle lingue straniere ed a rendere più accessibili le risorse

didattiche esistenti.

– l’azione Lingua 2 ha finanziato l’attuazione del sistema DIALANG, che permette di diagnosticare le competenze in lingue straniere via Internet (www. DIALANG.org)

– l’azione Erasmus accorda borse agli studenti che si recano a seguire corsi all’estero, e finanzia la loro preparazione linguistica e culturale. Inoltre consente ogni anno a circa 1.600 studenti di partecipare a corsi di preparazione linguistica intensiva nelle lingue meno diffuse e meno insegnate.

– l’azione Grundtvig finanzia partnership di studio, la formazione degli insegnanti e reti finalizzate alla promozione dell’istruzione per adulti.

– fondi volti ad agevolare la creazione di associazioni sono disponibili nel quadro del programma.

16.2. Programma Leonardo.

– questo programma finanzia lo sviluppo di strumenti didattici per l’apprendimento delle lingue a fini di formazione professionale, in particolare sul luogo di lavoro; – finanzia progetti riguardanti la realizzazione di audit linguistici presso le imprese; – finanzia azioni di collocamento transnazionale, scambi e visite di studio per le persone in formazione: più di 20.000 persone prendono parte ogni anno a soggiorni della durata da due a tre mesi, 12.000 persone effettuano invece soggiorni più brevi.

16.3. Programma Gioventù.

– il servizio volontario europeo offre ogni anno a circa 2.800 giovani l’opportunità di seguire corsi informali interculturali grazie a dei progetti transnazionali di volontariato.

– l’azione “Gioventù per l’Europa” prevede scambi tra gruppi di giovani con diversi background, provenienti da molti paesi, al fine di imparare reciprocamente a conoscere i propri paesi e le proprie culture. Ogni anno oltre 45.000 persone partecipano a quest’azione.

16.4. Altri Programmi.

– il programma MEDIA può partecipare al finanziamento della sottotitolazione di film al fine di favorire la distribuzione e la diffusione di opere audiovisive e pellicole europee.

– la direttiva “televisione senza frontiere” sostiene la diffusione di programmi televisivi in tutta Europa.

– l’iniziativa eLearning contribuisce allo sviluppo di nuove competenze, al miglioramento della formazione degli insegnanti ed allo sviluppo di contenuti e servizi di qualità, in particolare in materia d’istruzione e di formazione nel settore delle lingue.

– il programma Cultura 2000 sovvenziona la traduzione di opere letterarie in altre lingue.

– la Commissione accorda un aiuto finanziario ai programmi di gemellaggio.

(Cfr. anche http://europa.eu.int/comm/education/languages/it/index.htm[addsig]




0 Comments

No comments yet
Leaving the first to comment on this article.
You need or account to post comment.