Padre Dante, salvaci dall’inglese

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Padre Dante, salvaci dall’inglese: l’allarme di Nicoletta Maraschio
Padre Dante, salvaci dall’inglese
L’allarme di Nicoletta Maraschio. E Ravenna celebra i 700 anni della Commedia
di Enrico Gatta

Se per 700 anni la lingua italiana è stata in buona salute, il merito è anche, e soprattutto, del contributo determinante di padre Dante. E’ perciò naturale che nell’ambito di “Dante 2021”, il festival che a Ravenna prepara, e in vari modi già avvia, le celebrazioni del settimo centenario, si affronti la questione della “Lingua italiana per oggi e per domani”.
Sono chiamati a consulto … la presidente dell’Accademia della Crusca, Nicoletta Maraschio, con il presidente onorario Francesco Sabatini, il giornalista della televisione svizzera animatore del blog “Il disinformatico” Paolo Attivissimo, il conduttore di “Tv Talk” su Rai 3 Massimo Bernardini e due esponenti di vertice del mondo bancario: Antonio Patuelli , presidente dell’Associazione bancaria italiana e del Gruppo Cassa di Risparmio di Ravenna Spa, e Luigi Federico Signorini, economista, vicedirettore della Banca d’Italia e membro del Board of Supervisors dell’Autorità bancaria europea.
Perché le banche? “La presenza di due alti esponenti del sistema bancario – risponde la presidente della Crusca, Nicoletta Maraschio – ci orienterà su alcuni aspetti del lessico e della lingua dell’economia. Come è ben sottolineato in “Italiano nel mondo”, un volume edito dall’Accademia e presentato di recente alla Biblioteca del Quirinale, l’eccezionale sviluppo dell’Italia tardo-medievale, l’influenza delle città marinare e il successo dei mercanti italiani all’estero hanno lasciato un’impronta ben marcata nel lessico di tutte le lingue europee. Ancora oggi l’ampia circolazione internazionale di termini della moda, della gastronomia e della musica italiane testimonia la diffusione della nostra lingua nel mondo”.
E tuttavia da una decina d’anni a questa parte è caduta una pioggia di termini, legati alla finanza internazionale, parole come spread, rating, default…
“Il problema è quello degli anglicismi, che in molti casi rendono oscuro il messaggio e non permettono alla gente comune capire che cosa sta succedendo. E’ peraltro interessante sottolineare che sia in Spagna sia in Francia la stampa ha usato la forma “spread” con maggiore moderazione rispetto alla stampa italiana e che nelle due lingue sono stati trovati dei sostituti. Ma anglicismi a parte, ritengo che si debba uscire dalle strettoie delle singole parole e parlare invece dei temi più generali che riguardano la politica linguistica nel nostro Paese”.
Quali sono questi temi?
“Un grande tema è quello dell’emigrazione, dell’ “italiano degli altri” e di che cosa si può fare per favorire la conoscenza della lingua italiana. Altra questione importante riguarda l’insegnamento universitario nelle aule magistrali esclusivamente in inglese e quindi il problema di togliere alla nostra lingua il livello alto di formazione scientifica, con il rischio che l’italiano non si sviluppi in uno dei settori più innovativi e importanti… Inoltre il tema della violenza verbale e della caduta di ogni censura linguistica: è lo specchio di comportamenti violenti nei confronti della persona, soprattutto della donna”.
(Da La Nazione, 5/9/2013).




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