Le obiezioni alla Lingua Internazionale Esperanto

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Le obiezioni alla Lingua Internazionale Esperanto

“Le si rimprovera, in modo disordinato e senza tanto andar per il sottile, di esser nata con modalita’ diverse dalle solite – si dice “a tavolino”, mentre piu’ giusto sarebbe rilevarne la motivazione esistenziale da cui Zamenhof trasse l’idea: la Babele regnante a Bialystok durante la sua fanciullezza -, di esser caratterizzata da una struttura semplificata e analogica, di contro a quella delle lingue nazionali – che si pretende siano le sole “vere” – assai piu’ complessa e abbondante di irregolarita’, eccezioni e simili, spesso erroneamente scambiate come indispensabili segnali di vita, di poter essere imparata – con grave scandalo delle imperanti “élites” conservatrici – assai facilmente da ogni categoria di persone: popolani, operai, ecc., di non esser soltanto una lingua, ma di portarsi dietro un bagaglio ideale che le ha attirato odi, rancori e persecuzioni. Di questo passo si e’ rovesciata addosso sulla Lingua Internazionale Esperanto anche l’accusa di “non avere una storia”: vive solamente da poco piu’ di cento anni!

Sembra che il libro del Lins sia stato scritto in modo particolare per scagionar la lingua e i suoi “amatori” proprio da quest’ultima imputazione. Le grandi idee di liberta’, democrazia, fratellanza fra i popoli – idee particolarmente vive nel nostro tempo – sono state ritenute coniugabili con l’idea della lingua mondiale, della “seconda lingua” di ogni uomo dopo quella materna”.

Dalla introduzione di Giordano Formizzi a “La lingua pericolosa” di Ulrich Lins.

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5 Comments

Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

Le obiezioni alla Lingua Internazionale Esperanto<br /><br />
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“Le si rimprovera, in modo disordinato e senza tanto andar per il sottile, di esser nata con modalita’ diverse dalle solite – si dice “a tavolino”, mentre piu’ giusto sarebbe rilevarne la motivazione esistenziale da cui Zamenhof trasse l’idea: la Babele regnante a Bialystok durante la sua fanciullezza -, di esser caratterizzata da una struttura semplificata e analogica, di contro a quella delle lingue nazionali – che si pretende siano le sole “vere” – assai piu’ complessa e abbondante di irregolarita’, eccezioni e simili, spesso erroneamente scambiate come indispensabili segnali di vita, di poter essere imparata – con grave scandalo delle imperanti “élites” conservatrici – assai facilmente da ogni categoria di persone: popolani, operai, ecc., di non esser soltanto una lingua, ma di portarsi dietro un bagaglio ideale che le ha attirato odi, rancori e persecuzioni. Di questo passo si e’ rovesciata addosso sulla Lingua Internazionale Esperanto anche l’accusa di “non avere una storia”: vive solamente da poco piu’ di cento anni! <br /><br />
Sembra che il libro del Lins sia stato scritto in modo particolare per scagionar la lingua e i suoi “amatori” proprio da quest’ultima imputazione. Le grandi idee di liberta’, democrazia, fratellanza fra i popoli – idee particolarmente vive nel nostro tempo – sono state ritenute coniugabili con l’idea della lingua mondiale, della “seconda lingua” di ogni uomo dopo quella materna”. <br /><br />
Dalla introduzione di Giordano Formizzi a “La lingua pericolosa” di Ulrich Lins. <br /><br />
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Daniela Giglioli
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“Le si rimprovera, in modo disordinato e senza tanto andar per il sottile, di esser nata con modalita’ diverse dalle solite – si dice “a tavolino”, mentre piu’ giusto sarebbe rilevarne la motivazione esistenziale da cui Zamenhof trasse l’idea: la Babele regnante a Bialystok durante la sua fanciullezza -, di esser caratterizzata da una struttura semplificata e analogica, di contro a quella delle lingue nazionali – che si pretende siano le sole “vere” – assai piu’ complessa e abbondante di irregolarita’, eccezioni e simili, spesso erroneamente scambiate come indispensabili segnali di vita, di poter essere imparata – con grave scandalo delle imperanti “élites” conservatrici – assai facilmente da ogni categoria di persone: popolani, operai, ecc., di non esser soltanto una lingua, ma di portarsi dietro un bagaglio ideale che le ha attirato odi, rancori e persecuzioni. Di questo passo si e’ rovesciata addosso sulla Lingua Internazionale Esperanto anche l’accusa di “non avere una storia”: vive solamente da poco piu’ di cento anni! <br /><br />
Sembra che il libro del Lins sia stato scritto in modo particolare per scagionar la lingua e i suoi “amatori” proprio da quest’ultima imputazione. Le grandi idee di liberta’, democrazia, fratellanza fra i popoli – idee particolarmente vive nel nostro tempo – sono state ritenute coniugabili con l’idea della lingua mondiale, della “seconda lingua” di ogni uomo dopo quella materna”. <br /><br />
Dalla introduzione di Giordano Formizzi a “La lingua pericolosa” di Ulrich Lins. <br /><br />
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Daniela Giglioli
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“Le si rimprovera, in modo disordinato e senza tanto andar per il sottile, di esser nata con modalita’ diverse dalle solite – si dice “a tavolino”, mentre piu’ giusto sarebbe rilevarne la motivazione esistenziale da cui Zamenhof trasse l’idea: la Babele regnante a Bialystok durante la sua fanciullezza -, di esser caratterizzata da una struttura semplificata e analogica, di contro a quella delle lingue nazionali – che si pretende siano le sole “vere” – assai piu’ complessa e abbondante di irregolarita’, eccezioni e simili, spesso erroneamente scambiate come indispensabili segnali di vita, di poter essere imparata – con grave scandalo delle imperanti “élites” conservatrici – assai facilmente da ogni categoria di persone: popolani, operai, ecc., di non esser soltanto una lingua, ma di portarsi dietro un bagaglio ideale che le ha attirato odi, rancori e persecuzioni. Di questo passo si e’ rovesciata addosso sulla Lingua Internazionale Esperanto anche l’accusa di “non avere una storia”: vive solamente da poco piu’ di cento anni! <br /><br />
Sembra che il libro del Lins sia stato scritto in modo particolare per scagionar la lingua e i suoi “amatori” proprio da quest’ultima imputazione. Le grandi idee di liberta’, democrazia, fratellanza fra i popoli – idee particolarmente vive nel nostro tempo – sono state ritenute coniugabili con l’idea della lingua mondiale, della “seconda lingua” di ogni uomo dopo quella materna”. <br /><br />
Dalla introduzione di Giordano Formizzi a “La lingua pericolosa” di Ulrich Lins. <br /><br />
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Daniela Giglioli
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“Le si rimprovera, in modo disordinato e senza tanto andar per il sottile, di esser nata con modalita’ diverse dalle solite – si dice “a tavolino”, mentre piu’ giusto sarebbe rilevarne la motivazione esistenziale da cui Zamenhof trasse l’idea: la Babele regnante a Bialystok durante la sua fanciullezza -, di esser caratterizzata da una struttura semplificata e analogica, di contro a quella delle lingue nazionali – che si pretende siano le sole “vere” – assai piu’ complessa e abbondante di irregolarita’, eccezioni e simili, spesso erroneamente scambiate come indispensabili segnali di vita, di poter essere imparata – con grave scandalo delle imperanti “élites” conservatrici – assai facilmente da ogni categoria di persone: popolani, operai, ecc., di non esser soltanto una lingua, ma di portarsi dietro un bagaglio ideale che le ha attirato odi, rancori e persecuzioni. Di questo passo si e’ rovesciata addosso sulla Lingua Internazionale Esperanto anche l’accusa di “non avere una storia”: vive solamente da poco piu’ di cento anni! <br /><br />
Sembra che il libro del Lins sia stato scritto in modo particolare per scagionar la lingua e i suoi “amatori” proprio da quest’ultima imputazione. Le grandi idee di liberta’, democrazia, fratellanza fra i popoli – idee particolarmente vive nel nostro tempo – sono state ritenute coniugabili con l’idea della lingua mondiale, della “seconda lingua” di ogni uomo dopo quella materna”. <br /><br />
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Sembra che il libro del Lins sia stato scritto in modo particolare per scagionar la lingua e i suoi “amatori” proprio da quest’ultima imputazione. Le grandi idee di liberta’, democrazia, fratellanza fra i popoli – idee particolarmente vive nel nostro tempo – sono state ritenute coniugabili con l’idea della lingua mondiale, della “seconda lingua” di ogni uomo dopo quella materna”. <br /><br />
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