La Nuova Zelanda pronta a cambiare bandiera. Il premier Key: troppo simile a quella britannica.

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La Nuova Zelanda pronta a cambiare bandiera. Il premier Key: troppo simile a quella britannica

di Barbara Pezzotti

Felce d’argento su fondo nero o koru maori rosso e nero? La Nuova Zelanda è pronta a buttare alle ortiche la sua obsoleta bandiera, troppo simile a quella britannica (e che quindi ricorda un periodo coloniale ormai alle spalle), e ad adottare un nuovo vessillo, più vicino alla vera identità kiwi.

A rilanciare la proposta, che periodicamente viene proposta da varie figure politiche, è questa volta il primo ministro neozelandese John Key che ha proposto un referendum al riguardo, da farsi forse in contemporanea con le elezioni politiche di quest’anno. Alla radice del cambiamento anche la necessità di evitare la confusione con altre bandiere simili, come quella britannica e quella australiana, che appaiono molto simili a un occhio non esperto. Tra le proposte in campo, una bandiera nera con la felce d’argento, pianta nativa che compare come logo sulle magliette della squadra nazionale di rugby; una felce stilizzata accompagnata dalla croce del Sud su fondo nero e verde; e il simbolo maori koru su fondo rosso, bianco e nero.

Una polemica annosa. Il tema del cambio della bndiera è destinato ancora una volta volta a suscitare emozioni e polemiche. Da sempre contraria la Returned and Services Association (Rsa), l’associazione dei reduci neozelandesi, che ancora una volta ricorda le migliaia di soldati morti durante la Prima e la seconda Guerra mondiale all’ombra dell’attuale bandiera, la cui memoria, a suo dire, verrebbe sconfessata nel caso si cambiasse vessillo. Dall’altra parte dello spettro ci sono numerose organizzazioni politiche maori che vorrebbero riconosciuta l’identità e la cultura nativa in una bandiera che finalmente rappresenti anche l’altra metà della cultura neozelandese e non solo quella europea. 

«Identificare la moderna Nuova Zelanda con una nuova bandiera non vuol dire rigettare i valori e i sacrifici del passato», ribatte alle polemiche l’ex governatore generale (il rappresentante della regina in Nuova Zelanda), Cath Tizard. Tizard ha parlato con Elisabetta II in proposito e la regina, assicura, avrebbe lasciato la decisione completamente in mano ai neozelandesi. Anche l’attuale Governatore generale è intervenuto nel dibattito, spiegando le motivazioni del cambiamento. «È dalla fine della prima Guerra mondiale», ha affermato Sir Jerry Mateparae «che stiamo cercando la nostra identità. Cent’anni fa ci sentivamo legati al Regno Unito e alla Union Jack. Oggi abbiamo finalmente trovato il nostro ruolo come Paese del Pacifico». Mataparae sostiene tuttavia di non aver ancora visto un disegno che rifletta la sua visione del Paese australe.

La guerra dei colori. Se la maggioranza del Paese sembra comunque d’accordo sul cambiamento, le opinioni si dividono sul nuovo design da adottare. «Una felce d’argento è più rappresentativa della Nuova Zelanda dell’Union Jack», afferma il designer Kyle Lockwood, coinvolto da anni nel dibattito «ma la bandiera dovrebbe essere colorata e non su fondo nero». La felce d’argento su fondo nero, continua Lockwood, è troppo legata all’immaginario sportivo. Il nero è il colore preferito dei neozelandesi, ricorda poi il professore della Massey University Malcolm Wright, esperto in branding, ma è anche il colore della bandiera dei pirati. «Una bandiera è il logo di un Paese, deve risultare piacevole a livello internazionale ed evocare le caratteristiche di un Paese». D’accordo è Dave Clark, creatore della bandiera usata durante gli eventi sportivi: «I colori della Nuova Zelanda sono il verde dell’erba e il blue del mare». Altri colori, tuttavia, hanno connotazioni più politiche, come il rosso e il nero, tonalità tradizionali maori. 

Il referendum. L’attuale bandiera fu scelta nel 1902 dall’allora governatore generale George Fergusson Bowen. A quei tempi i sudditi neozelandesi non ebbero la possibilità di esperimere la loro opinione. Il premier pensa ora di sottoporre sei possibili alternative alla popolazione kiwi entro la fine dell’anno. Se il referendum avesse successo il Paese si unirebbe al Canada nel sostituire un obsoleto simbolo dell’ex impero britannico con una bandiera che rappresenti una società libera e multiculturale di cui tutti i kiwi sono oggi orgogliosi.

31 gennaio 2014. Sole24Ore


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