La Divina Commedia recitata per le strade di Firenze.

Posted on in Politica e lingue 55 vedi

La divina Commedia? E’ per il popolo.

Recitano on the road i cantori dei sonetti.

di Laura Tabegna

“Dante non ha bisogno di attori, ma di persone”. Franco Palmieri ha insegnato a leggere i versi del Sommo Poeta ad almeno seimila persone. “La Divina Commedia – dice – è l’unico grande testo della letteratura che non chiede un approccio aristocratico, ma popolare”. Così, in due parole, il regista riesce a spiegare la manifestazione, più unica che rara, dei ‘Cento Canti’, organizzata dall’associazione Culter da nove anni a Firenze. Ieri si sono aperte le iscrizioni per l’edizione 2014, in programma in piazza Santo Spirito il 17 maggio. Ben 1265 cantori, da 7 a 91 anni, dopo mesi di prove, si riuniscono in piazza per recitare tutta la Divina Commedia in una maratona di voci. “Nessuno legge per mettersi sul palcoscenico – continua il regista -. La protagonista è la bellezza del canto e quel prodigio che Dante riesce ancora a creare con la sua poesia”. Nonostante le difficoltà economiche con cui combatte ormai da tempo la cultura, l’associazione Culter continua a realizzare con grande entusiasmo i Cento Canti, anche grazie al contributo del Comune e dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze. Nel nome di Dante si uniscono in una sola voce detenuti, anziani, che vivono in case di riposo, studenti da tutto il mondo, stranieri residenti a Firenze o che arrivano in città per l’occasione, cittadini di tutte le età.
La lettura corale dell’ultimo canto del Paradiso, fatta sul sagrato di Santo Spirito, è solo la punta dell’iceberg di un’avventura che dura tutto l’anno. Il regista che ha messo in scena la Commedia, scuotendo la polvere accademica, è un forlivese, Franco Palmieri appunto. L’idea dei ‘Cento canti’ nacque casualmente a New York. “Una signora – racconta – mi chiese di leggere un passo di Dante, visto che ero Italiano. Da lì capii l’esigenza elementare di ascoltare la bellezza del canto. Vengo dal teatro e così fu immediata l’idea di usare il popolo come attore e Firenze come palcoscenico”. La paura del testo e l’enfasi della poesia astratta sono i due più grandi scogli con cui devono combattere i neofiti. “Il lettore ideale? – conclude Palmieri – Credo che sia stato Lucio Dalla. Quando nel 2007 partecipò alle letture sentivo quella naturalezza del ‘leggere in musica’ che interpreta a perfezione i versi immortali della Divina Commedia”.
(Da La Nazione, 23/2/2014).

 




0 Comments

No comments yet
Leaving the first to comment on this article.
You need or account to post comment.