Italiano come lingua ufficiale: è anche un caso politico.

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Domani convegno a Roma per esaminare le soluzioni costituzionali alla mancanza di tutela dell’idioma nazionale. È anche un caso politico.

Italiano come lingua ufficiale: adesso la Crusca ci riprova.

di DARIO FERTILIO.

  «La lingua non è un cavo telefonico» «sostiene da sempre Francesco Sabatini, famoso italianista,
già presidente dell’Accademia della Crusca. Come dire, non basta schiacciare un pulsante per sostituire un concetto espresso nella nostra lingua con un altro inglese: perché il collegamento di ogni parlante con il suo idioma materno è profondo, non una pura convenzione e ha a che fare con madre natura, come è attestato dalla ricerca scientifica e persino neurologica.
  Ripeterà il concetto, Francesco Sabatini, durante il convegno che si aprirà domani a Roma, nella sede del Cnr, con all’ordine del giorno la proposta di «costituzionalizzare», cioè di render ufficiale, l’italiano quale lingua della Repubblica.
  Ma come, molti si chiederanno, non lo è già? Eh no, anzi non è neppure nominata per quanto stravagante possa sembrare – negli articoli della nostra Carta fondamentale. E ce ne sono tre che potrebbero richiamarla benissimo: il sesto che tutela le minoranze linguistiche (dunque estendibile anche ai parlanti dell’idioma nazionale); il nono (dove si promuove il patrimonio storico e artistico in generale); il dodicesimo (in cui si rende ufficiale la bandiera tricolore). Dunque, perché esitare a seguire l’esempio della maggioranza in Europa? Stati grandi come la Francia o piccoli come
la Slovenia hanno nella loro Carta fondamentale la definizione della lingua ufficiale. Da noi, invece, esitò al tempo della Costituente chi temeva di favorire il nazionalismo: il risultato è che l’italiano è stato abbandonato in una specie di terra di nessuno.
  A Roma prenderanno la parola, oltre agli esponenti della Crusca, quelli del Comitato Lingua madre e i giuristi della Associazione italiana dei costituzionalisti. Presenza fondamentale, quest’ultima, perché è chiaro che la questione della lingua coinvolge ormai sia il diritto sia la politica: in passato varie iniziative si sono arenate nei dibattiti o per la fine anticipata delle legislature. Senza contare che, ai lati estremi dello schieramento, siedono contestatori accesi: o perché temono che l’ufficialità dell`italiano sia la premessa per l’esclusione dalla cittadinanza degli immigrati o perché difendendo lingue e dialetti locali sono portati a considerare con sospetto qualsiasi iniziativa che puzzi di «centralismo».
  «Ma entrambe le posizioni nascono soltanto dall’ignoranza» sostiene Sabatini «dal momento che la conoscenza della lingua dev’essere al contrario un traguardo e un valore per gli immigrati desiderosi d’integrazione e le lingue minoritarie sono efficacemente tutelate dalla Repubblica, sicché il loro uso e la loro diffusione non subirebbero alcun contraccolpo dall’ascesa dell’italiano a lingua ufficiale.
  Senza contare, naturalmente, che la riforma costituzionale tutelerebbe – ricorda ancora Sabatini – il diritto soggettivo di qualsiasi docente a servirsi della lingua nella quale ritiene di esprimersi meglio (con buona pace degli istituti e università che richiedono obbligatoriamente, e masochisticamente, l’uso dell’inglese). E inoltre, se l’italiano diventasse ufficiale, potrebbe essere utilizzato come potente veicolo di penetrazione politica, culturale, commerciale del nostro Paese all’estero.
  Ecco dunque il senso del convegno. Ci saranno oltre venti relatori, scelti tra i protagonisti del dibattito culturale e scientifico, nazionale e internazionale; tra questi, studiosi provenienti da diverse aree scientifico-disciplinari (dalla linguistica al diritto, dalla storia dell’arte alla filosofia), per offrire una pluralità di punti di vista.
  La scelta finale più probabile? Chiedere alla politica di integrare l’articolo 9. Sei parole che sarebbero incise nel bronzo: «L’italiano è la lingua della Repubblica». E potrebbero far sentire il loro peso attraverso il tempo e lo spazio.
(Dal Corriere della Sera, 18/2/2014).

 




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