«Il cyberspazio è un’area militare»: la Regina pronta a dotarsi di un esercito di «geek»

Posted on in Europa e oltre 29 vedi

MILANO – “Le persone riconoscono la terra, il mare e l’aria come spazi militari. Noi da tempo abbiamo individuato una quarta area, lo spazio. Adesso ce n’è una quinta: il cyberspazio”. Così il segretario alla Difesa britannico Philip Hammond ha annunciato la nascita del cyberesercito della Regina. “La guerra moderna”, ha spiegato, “sarà combattuta da persone assiepate in un bunker davanti a schermi di computer e impegnate nel controllo remoto di armi aeree e nella gestione di quelle cibernetiche”. I soldati di nuova generazione saranno quindi “smanettoni informatici (il termine utilizzato da Hammond è ‘geeks IT’, nda)”.

La selezione del ministero della Difesa britannico inizierà il prossimo mese, ci sarà spazio anche per i civili esperti di tecnologia. Chi non è in grado di superare le prove fisiche per entrare nell’esercito avrà quindi la possibilità di far valere le sue competenze con mouse e tastiera alla mano. Secondo le stime del Daily Mail, sul piatto ci sarebbe una cifra intorno ai 500 milioni di sterline per strutturarsi sul fronte dell’attacco. Esiste infatti già, lato difesa, una squadra votata a respingere le intrusioni informatiche degli altri Paesi. Nel solo mese di luglio il Regno Unito ha contato 70 operazioni di cyberspionaggio contro le reti del governo o delle industrie del paese. Motivo per cui, secondo Hammond, concentrarsi solo sulla difesa non è più sufficiente: serve “una capacità offensiva che collabori con l’unità di spionaggio del quartier generale governativo delle Comunicazioni”. Per respingere le polemiche su una riduzione delle risorse per le armi convenzionali, il segretario ha garantito che i sistemi tradizionali continueranno a caratterizzare i conflitti. Ma ha anche ammesso la crescente dipendenza dai sistemi di It e la maggior precisione degli attacchi cibernetici: “Nessuna città e nessuna infrastruttura da ricostruire. Una volta, un collega americano mi ha chiesto: ‘Perché bombardare un campo di aviazione se posso paralizzarlo con un attacco informatico?”.

Il riferimento agli States non è causale. Nel novembre del 2012 il Washington Post ha svelato l’esistenza di un campo di addestramento virtuale gestito da una società del New Jersey su richiesta dell’Areonautica militare. La testata ha parlato nel maggio dello stesso anno del Plan X del Pentagono per sviluppare tecnologie in grado di rendere gli Usa sempre più competitivi sul fronte dei conflitti informatici. Sul piatto ci sono 110 milioni di dollari.

L’Estonia, primo governo a dover fronteggiare nel 2007 un attacco informatico, si è mossa nel 2011 con la costituzione di una Lega di cyber difesa formata da volontari. Anche l’Unione europea è attiva tempo con il programma Cyber Security 2010. Se l’Italia ha fatto un primo passo lo scorso gennaio con il decreto volto alla costituzione di un’architettura di sicurezza informatica, l’Iran e altri paesi mediorientali si sono confrontati lo scorso anno con il virus Flame, arma realizzata congiuntamente da Stati Uniti e Israele. Attive sul nuovo terreno di guerra con eserciti informatici riconducibili alla volontà dei governi anche Siria e Cina.




0 Comments

No comments yet
Leaving the first to comment on this article.
You need or account to post comment.