Delrio fa passare “lo straniero” in Alto Adige

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L’ultima battaglia della guerra delle lingue ha scelto come fronte il Trentino Alto Adige, da sempre regione a statuto speciale in cui vige il bilinguismo italo-tedesco. Infatti, dopo l’accordo siglato sottobanco tra il ministro Delrio e il governatore Durnwalder, che prevede la cancellazione della toponomastica italiana a favore di quella esclusivamente tedesca (che ricorda la decisione esclusivamente sfascista dell’insegnamento esclusivamente inglese al Polimi) da 135 cartelli segnaletici sui sentieri altoatesini, una novella spedizione dei mille, simpaticamente definita “la banda del pennarello”, ha pensato bene di ricorreggere i cartelli solo tedeschi aggiungendoci sotto, con il pennarello indelebile nero, il nome originale italiano. Il problema è che c’è già stata la contromossa dei simpatici germanofoni, che hanno istantaneamente ri-corretto alcuni cartelli, e sotto hanno, sempre simpaticamente, aggiunto due parole che con la toponomastica ha ben poco a vedere: “Fockn Walsche” che in dialetto sudtirolese significa “italiani di merda”.

Se si tiene conto della dichiarazione del Ministro Delrio, successiva a questo accordo, che si è giustificato dicendosi “pronto a rimediare, ma lo spirito dell’intesa era all’insegna della convivenza” siamo al Del(i)rio.

Non male, direi, se definiamo “convivenza” l’autoannullarsi e, alla prima reazione, venire cosi volgarmente insultati, soprattutto all’interno del nostro paese. Se per i tedeschi altoatesini siamo cosi sgradevoli, non si vede perché debbano continuare a vivere in città che italiane sono.

La pensano cosi molti italiani altoatesini che, insieme ai portavoce politici della regione e della provincia, si sono trovati improvvisamente stranieri nella loro terra. Infatti, Il presidente del Cai bolzanino Giuseppe Broggi non ha dubbi: “In quella lista vedo nomi più che usati dalla comunità italiana, tagliarli non ha senso”. E l’assessore provinciale Roberto Bizzo, uno degli uomini forti del Pd: “Basta agli accordi sottobanco, tra pochi “privilegiati”, la politica esige trasparenza e condivisione”. E giù bordate da parte del Pdl, di Sel e delle formazioni locali come “Alto Adige nel Cuore” e del suo battagliero esponente Alessandro Urzì: “Non si lasci che si compia un gesto di violenza inaudito”.

Urzì ha anche aperto il gruppo Facebook “Non cancellate l’italiano in Alto Adige” in cui si invitano gli altoatesini a segnalare tutti i casi in cui il bilinguismo non viene rispettato. Come se non bastasse, l’assessore all’istruzione Tomassini ha ulteriormente indebolito l’italianità alto-atesina, rilanciando i piani d’ammodernamento didattico, dalla formazione dei docenti, al corso di laurea in scienze della formazione, alle certificazioni linguistiche, il tutto con un solo scopo: raggiungere il trilinguismo in tutte le scuole di ogni ordine e grado, utilizzando la famigerata CLIL (avanzato metodo colonizzativo che consiste nel non limitarsi allo studio della lingua straniera bensì nell’insegnarci anche altre materie come filosofia o matematica). Trilinguismo che sarebbe suddiviso nelle seguenti percentuali didattiche: 50% italiano, 25% tedesco e 25% inglese, sin dalla scuola dell’infanzia.

Peccato però che per arrivare ad insegnare in tre lingue diverse, sia necessario intervenire sulla formazione del corpo insegnante, cosa non totalmente indolore, per la quale Tomassini deve avere il consenso del partito popolare sudtirolese (SVP). Tomassini ha persino dichiarato che se il partito SVP non aderirà alle riforme scolastiche, per le scuole germanofone, andrà avanti da solo. Significa che quindi, mentre per i bambini delle famiglie italiane sarà obbligatorio il trilinguismo, per quelle tedesche non lo sarà. Insomma di nuovo gli italiani che si devono sottomettere e farsi capire nella loro terra da chi non accetta la loro lingua e cultura.

Non contento, ha anche intenzione di imporre le certificazioni internazionali di lingua obbligatorie per ogni grado scolastico (tipo il Cambridge e il Toefl). Negli atenei universitari, queste certificazioni obbligatorie sono a carico degli studenti e delle loro famiglie, sarà cosi anche per le famiglie tirolesi? Come segretario dell’Associazione Radicale Esperanto, mi sento di fare una proposta, all’assessore Tomassini. Anziché spingere verso il trilinguismo, perché non puntare sulla lingua federale, sull’Esperanto? Che, peraltro, viene anche utilizzato come impareggiabile metodo per apprendere più lingue straniere, come ha dimostrato già negli anni ‘70 l’Istituto di pedagogia cibernetica dell’Università di Berlino-Paderborn?

Le regioni di frontiera potrebbero essere pionieri di una nuova didattica, democratica e, cosa importante, preparerebbero i giovani di oggi ad essere i futuri patrioti d’Europa.

 Giorgio Pagano, Notizie Radicali del 13-09-2013




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